Oggi più che mai, l’uomo moderno vive immerso in una particolare corsa a ostacoli che cronometra al millesimo di secondo e che determina la nostra esistenza. Il distacco dal bioritmo della natura e dal suo orario, legato alle stagioni e ai fattori che non possiamo controllare, sembra un miraggio nelle società occidentali odierne. Le città diventano anonime e noi lievitiamo assorti nel nostro peculiare universo d’interessi. La fretta è il motore delle nostre azioni e l’energia cinetica di gran prix avvolge la nostra vita acellerandola, risparmiando ogni secondo, adorando la velocità che ci rende migliori.
Il movimento Slow non pretende demolire le basi di ciò che è stato costruito fino ad oggi; il suo proposito è mostrare la possibilità di vivere una vita più completa e meno acellerata, in questo modo ogni individuo può controllare il suo viaggio nell’avventura della vita..
Il segreto è decidere in ogni momento della corsa di tutti i giorni il tipo di marcia ideale. Si deve poter acellerare e sopportare il tanto temuto stress quando le circostanze lo richiedono, però bisogna saper fermarsi e godere il presente che in troppe occasioni viene trascurato a causa degli obblighi del futuro immediato.

Troppe volte la lentezza viene considerata un atteggiamento negativo. La goffaggine, il disinteresse, la noia, sono sentimenti che non si associano con atteggiamenti positivi, pausati, ragionati e sicuri.
È risaputo che le decisioni importanti non sempre si devono lasciare al caso e non si devono prendere impulsivamente. È difficile credere che eseguire piú di un’attività alla volta possa darci risultati positivi, bensí risultati mediocri nelle singole attività. Non sempre l’inattività é sinonimo di vuoto. L’attitudine contemplativa ci integra nell’ambiente e può essere il rifugio delle idee brillanti che ci aiutano nella nostra condotta positiva.
Il movimento Slow vuole offrire alle persone i mezzi necessari affinchè la loro esistenza non sia una banale successione di eventi a catena, sprovvisti di emozioni.
In definitiva, il movimento Slow è una fonte di piacere, utile per allontanarsi da una vita standardizzata e diretta dal cronografo del nostro orologio da polso, sottoposta a una velocità che sradica la nostra capacità di godere del momento che si avvicina e che tanto abbiamo atteso.
Il Movimiento Slow nasce in Piazza Spagna a Roma nell’anno 1986. La sua creazione è legata a una certa attitudine di contestazione non associabile al processo di americanizzazione europeo. Quando il giornalista Carlo Petrini scoprí l’apertura di un famoso fast food in pieno centro storico della sopracitata città, una sensazione gli scaturí nella mente. Si erano decisamente oltrepassati i limiti della ragione ed ebbe quindi una certezza, come fosse una visione, sui pericoli che minacciavano le abitudini alimentari della
popolazione del “vecchio continente” che aveva la mente ofuscata ed impegnata a imitare i tempi vitali della popolazione d’oltre oceano. La risposta non si fece aspettare e si mise il primo mattone del movimento Slow Food. L’idea era semplice: proteggere i prodotti alimentari stagionali, freschi e nazionali dal tartassamento dei fast food e difendere i prodotti locali, in un regime sostenibile, mediante il culto all’eterogeneità ed allertando dei pericoli evidenti causati dalla coltivazione intensiva della terra con scopi commerciali.
Dopo Slow Food, sorsero nuove attuazioni nell’ambito sociale come ad esempio il sesso, la salute, il lavoro, l’educazione e il tempo libero, che costituirono le aree di influenza del Movimento Slow.

Ci sono voluti 20 anni affinchè la comunità slow cominciasse a farsi notare in tutto il mondo. Fedele ai suoi principi, la divulgazione è stata fatta senza fretta ma anche senza pausa. La sua influenza si è notata più in Europa che in altre parti del mondo, anche se migliaia di persone in tutto il pianeta vivono seguendo i principi del dinamismo slow.
L’esternazione culminante che esprime il suo attuale momento positivo la illustrano le cosidette Slow Cities; con la loro lotta contro l’omogeneità e la difesa dei benefici della diversità, alcuni sindaci di diverse regioni si sono schierati con gli ideali di Petrini, creando spazi favorevoli allo sviluppo rallentato.
Le Slow Cities sono luoghi nei quali nessun particolare si lascia al caso, dove si concentra l’attività umana in piazze, aiutando la socievolezza degli spazi aperti. Naturalmente si promuovono la produzione di alimenti locali caratteristici e le piccole botteghe artigianali che abbondano tra le stradine dei centri storici.
Lontane dall’idea di combattere la logica capitalista, le Slow Cities si nutrono di un turismo distinto che accude attratto dalle senzazioni positive che trasmettono.
L’intenzione è chiaramente quella di mettere in contatto tutta una serie di persone di varie provenienze, che siano d’accordo con i principi nei quali la buona tavola si unisce direttamente con la idiosincrasia locale, un’amabile ospitalità e il rispetto per l’ambiente. In questo modo, come il proprio Petrini spiega, nasce una globalizzazione virtuosa nella quale tutti gli individui che sono in contatto percepiscono un feedback molto positivo dell’esperienza, divulgando “le albicocche del Vesuvio” o permettendo la scoperta dei “piselli del Marseme” a persone che vivono dall’altra parte del pianeta.








